mercoledì 31 agosto 2016

Di ritorno con i libri




Leggende Maori, storie del misterioso Kiwi, poi balene, uccelli, tanti, tantissimi.



Fra le pagine nuovi colori, nuovi artisti, nuovi libri.
Il più nuovo è Annual. Bellissimo!!!

Grazia Gotti




martedì 30 agosto 2016

La biblioteca segreta: perdersi e ritrovarsi con i libri e nei libri


Perché leggere? Perché nei libri si trova il mondo, quello conosciuto raccontato dalla geografia e quello fantastico, capace di aprire le porte di universi nuovi e sconosciuti.
Perché leggere? Perché nei libri si ritrovano fratelli e sorelle mai avuti, amici desiderati e immediatamente riconosciuti sulla carta, affascinati sconosciuti, eroi e antieroi, paesaggi famigliari e spazi di un immaginario senza confini definiti.
Amy, la protagonista del bel romanzo Book Jumpers, in catalogo per l'editore Giunti, scopre, appena giunta sull'isola scozzese che ha dato i natali a sua madre, che il leggere è generatore di vita e di morte.
Con i libri della Biblioteca Segreta si sentirà partecipe delle storie racchiuse nelle pagine con una fisicità che la spaventa e, al contempo, l'affascina: fuori dal tempo reale, lontano dal bullismo della rete, in compagnia dei personaggi della letteratura.
Scritto dalla trentenne Mechthild Gläser, originale scrittrice tedesca che vive e lavora in quello che una volta era il distretto della Ruhr, il libro alterna riflessione e azione, immaginato e vissuto, in un abile gioco letterario in cui il dentro e il fuori si confondono per creare un'altra dimensione.
“Un giorno avei dovuto decidere dove trascorrere la mia vita: con Will nel fiabesco delle parole, in cui tutto e tutti devono seguire il volere di autori invisibili, oppure nel mondo reale, le cui storie sono ancora più emozionanti perché è la vita a scriverle...”.

Silvana Sola

lunedì 29 agosto 2016

La montagna vista e raccontata: l’antico nel passato remoto e nel presente



Ho visto recentemente la mostra La guerra bianca. Mostra con fotografie di grande formato realizzate da Stefano Torrione, sintesi di un percorso durato tre anni, alla ricerca delle tracce ancora visibili di una guerra devastante, unica come strategie belliche, combattuta ad alta quota.
La mostra è ospitata nel bellissimo Palazzo delle Albere di Trento.
La guerra esce con la potenza e il dolore che l’hanno contraddistinta, con la rassegnazione e l’eroicità che hanno accompagnato gli eventi. Nel lindore delle vette, nei colori delle rocce scavate, nel bianco sporco delle attese.

I resti delle fortificazioni, delle baracche, la tangibile presenza dell’uomo e la forza della natura, presenti nell’interessante lavoro di Torrione, dialogano con uno spazio espositivo che regala al visitatore pareti e soffitti affrescati e quadri naturali offerti dalle finestre che guardano la montagna, il giardino, il MUSE, il Museo delle Scienze firmato da Renzo Piano.
Accanto alla Prima Guerra Mondiale raccontata attraverso il visivo suggerisco di riprendere in mano uno dei libri che, a mio avviso, meglio raccontano quel pezzo di storia italiana e europea: Un anno sull’altipiano di Emilio Lussu.


L’introduzione all’edizione einaudiana firmata da Mario Rigoni Stern recita così:
“Era il 1953 quando lessi questo libro per la prima volta. Me l’aveva portato un cugino da Padova; la copertina era dimessa, la carta piuttosto grigia; era stato stampato a Roma da Giulio Einaudi quando eravamo ancora occupati dai tedeschi. Scrissi- mi buttai a leggerlo come si butta l’orso sul miele, trascurando persino i doveri dell’ospitalità. La mia sorpresa fu grande. Forse la più grande che ebbi come lettore: quelle pagine parlavano di fatti accaduti tra le mie montagne durante la Grande Guerra, e in particolare, di un monte che conoscevo come l’orto di casa (...) Tra i veri capitani Emilio Lussu è stato il più grande. Re pastore, nobile cacciatore, domatore di cavalli, uomo politico nei momenti più importanti della storia del secolo, narratore semplice come un classico antico...”

Silvana Sola

venerdì 26 agosto 2016

Yeti, chemo e yak



Uno dei musei che portano la firma di Reinhold Messner è Ortles. Alla fine del mondo.
Frutto del lavoro congiunto tra l’architetto Arnold Gapp e il grande alpinista-esploratore altoatesino, il museo, realizzato a 1900 metri di altitudine, nel paese di Solda,  racconta il monte Ortles, i ghiacciai, le sfide estreme.
Dentro opere d’arte dedicate alle vette, installazioni, pensieri, equipaggiamenti usati per imprese leggendarie. Dentro anche un piccolo cammeo dedicato allo Yeti, il Chemo tibetano. Fuori un antico maso del ‘600 ristrutturato diventato il ristorante “Yak &Yeti “e yak veri, intenti a brucare erba.
Di ritorno in città mi sono ritrovata tra le mani il libro di Eva Ibbotson, appena dato alle stampe dall’editore Salani.


La straordinaria scrittrice austriaca, diventata cittadina inglese per sfuggire al nazismo, morta nel 2010, autrice di una pregevole produzione di libri per ragazzi, ci offre una nuova occasione di lettura divertita. Un’avventura di carta tra geografie reali e immaginarie che gioca, con eleganza, con lo stereotipo. Lo distrugge, lo ribalta, lo esalta creando scenari che intrecciano una sottile ironia con contenuti letterari capaci di arricchire l’immaginario in forma unica e, sempre, speciale.


Accanto a Lady Agata e i tanto abominevoli yeti gentili suggerisco la lettura di un capolavoro di Silvana Gandolfi, Pasta di drago, sempre in catalogo per Salani, dove troverete yeti e non yak, e un piacere della lettura assicurato.

Silvana Sola

giovedì 25 agosto 2016

Indietro nel futuro, con Paul Flora


Conosco e amo il lavoro colto, raffinato, divertente, di Jim Flora, ma non avevo mai avuto tra le mani le opere di carta di Paul Flora.
L'ho scoperto in viaggio tra la Val Venostra e la Val Senales in una piccola cittadina medievale, Glorenza, che nel mantenimento delle sue architetture e nella scelta di un'atmosfera sospesa, ha costruito la sua forza turistica.
Nella Torre della Chiesa è, da pochi anni, allestita la mostra permanente del lavoro di Paul Flora.
Nato a Glorenza nel 1922, studi a Innsbruk e a Monaco di Baviera, Flora è stato disegnatore, ironico osservatore della società, ricercato ideatore di pagine che esaltano le architetture compositive.

Amico di Tomi Ungerer, con il quale divise il lavoro editoriale in casa Diogenes, di Erich Kästner che lo definì scrittore di immagini, estimatore dichiarato di Lyonel Feininger e Paul Kee, Flora affronta il bianco della carta con il nero di un pennino arguto e sottile, capace di raccontare il mondo, la società, il costume, la letteratura.


Perizia nel segno, divertito uso del grottesco, fascino per la bizzarria che è una palese dichiarazione contro la noia e l'ovvietà, Paul Flora ha al suo attivo molti di libri illustrati, un ampio fondo di prodotti d'animazione, disegni, caricature, che attraversano il '900 e arrivano fino al 2009, anno della sua morte.

Attivo fino alla fine dei suoi giorni l'artista altoatesino rappresentò l'Austria alla biennale di Venezia, città che amava e che è stata spesso soggetto dei suoi lavori, disegnava frequentemente corvi e si divertiva, tra gli altri, a giocare con lettere e alfabeti.

Silvana Sola